C’è una domanda che, in 25 anni di lavoro da agente immobiliare, mi è stata fatta centinaia di volte.
Arriva quasi sempre alla fine della visita, soprattutto quando l’immobile piace davvero.
“Ok Andrea… ma i vicini, come sono?”
Io so rispondere a quasi tutto e, quando non ho una risposta immediata, mi informo e torno dal cliente in tempi brevissimi.
Ma su questa domanda, spesso, la risposta più onesta, anche se può sembrare insoddisfacente, è: non lo so.
Non per mancanza di volontà, ma perché la verità sui vicini è difficile da conoscere fino in fondo… e ancora più difficile da raccontare quando è “sentita dire” e non vissuta in prima persona, con esperienza diretta.
Perché è così difficile rispondere?
Perché chi ne sa di più è quasi sempre il venditore.
E il venditore, comprensibilmente, in occasione della vendita difficilmente si lascia andare a commenti o giudizi che potrebbero vanificare l’obiettivo.
E poi c’è un’altra verità: il rapporto di vicinato è una delle cose che mettono più ansia, ma spesso è anche soggettivo. Cambiano le persone e cambiano gli equilibri.
Può succedere che un precedente pessimo rapporto si trasformi in una piacevole relazione di confine.
Oppure può accadere il contrario: tutto tranquillo, finché qualcosa cambia e si incrina.
E qui arriva la parte che molti non considerano mai: a volte basta una persona “storta” per rompere gli equilibri… e quella persona potremmo essere anche noi. Non ci avevi mai pensato?
Il contesto conta più di quanto immagini
Certo è che gestire un pessimo rapporto di vicinato diventa più complesso se si vive in un contesto semi-indipendente: due case accostate sul verso sbagliato, ingressi troppo vicini, giardini confinanti, spazi che “non sono davvero di nessuno ma li usano tutti”.
In questi casi ognuno è convinto di poter fare ciò che vuole, senza rendersi conto che basta pochissimo per ledere tranquillità e privacy del vicino:
▪️ un rumore sempre negli stessi orari, il taglio del prato la domenica alle 8 o il barbecue selvaggio con nuvole di fumo che invadono le proprietà vicine
▪️ una visuale “invasa” senza volerlo da una tensostruttura per l’estate
▪️ un parcheggio lasciato “solo cinque minuti” che diventa una regola, proprio davanti all’ingresso del condominio
▪️ un confine interpretato a modo proprio
▪️ abitudini piccole, ma ripetute, che diventano fastidio
Il problema non è il singolo episodio.
È la ripetizione. È l’idea che “tanto è casa mia” anche quando, di fatto, la vita dell’altro ti sta a un metro.
Il condominio fa paura… ma spesso protegge
Molti all’inizio temono il condominio: troppe teste, troppe opinioni, troppe possibilità di discussione.
Ma paradossalmente, in un contesto civile, il condominio è spesso più garantito.
Perché almeno esistono:
▪️ un arbitro (l’amministratore)
▪️ regole scritte
▪️ una sovranità (l’assemblea)
Non è perfetto, ma c’è una struttura.
Nei contesti di corte, nella condivisione “intima” degli spazi, o nelle abitazioni a schiera dove non è necessario costituire un condominio, invece, serve qualcosa in più.
E qui arriviamo al punto centrale.
La chiave della convivenza: è il rispetto
Se dovessi dare una risposta vera alla domanda “come sono i vicini?”, direi questo: i vicini sono persone.
Tra persone, l’unica cosa che rende la vita serena è una sola: il rispetto.
Rispetto non è una parola da buoni sentimenti. È una competenza concreta. È ciò che permette:
▪️ una convivenza sana
▪️ un rapporto equilibrato
▪️ una vita serena
E soprattutto, il rispetto funziona in entrambe le direzioni.
Che cos’è, davvero, il rispetto tra vicini?
È ricordarsi che dall’altra parte del muro c’è un essere umano con:
▪️ orari diversi
▪️ abitudini diverse
▪️ sensibilità diverse
▪️ un bisogno identico al tuo: stare bene a casa propria
Il rispetto è fare attenzione a quello che per te è normale, ma per l’altro può essere invadente.
È parlare prima di accumulare rancore.
È scegliere il confronto civile invece della guerra fredda fatta di dispetti.
E sì: a volte è anche saper dire “ho sbagliato” senza viverla come una sconfitta.
Nei contesti “liberi” serve più rispetto… e più intelligenza
Nelle case indipendenti o semi-indipendenti spesso non c’è un amministratore, non c’è un regolamento, non c’è nessuno che “media”; l’equilibrio lo fanno le persone.
Serve pazienza, serve buon senso… e spesso serve fortuna.
Perché può bastare anche una sola persona, una sola rigidità, un solo ego troppo grande per rovinare tutto.
Quando succede ci si accorge di una cosa molto semplice: la bella casa non è fatta solo di tanti metri quadrati, ma la bella casa è qualità della vita.
Quando mi chiedono “chi sono i vicini?”, io capisco l’ansia dietro quella domanda.
Capisco anche che non è la casa a far paura: è l’idea di perdere serenità.
Allora il consiglio più utile che posso dare è questo: prima di innamorarti dell’immobile, innamorati del contesto.
Poi fatti una domanda ancora più importante, che quasi nessuno si fa: “Io che tipo di vicino sarò?”
Perché i vicini non sono un’etichetta. Sono una relazione e il rispetto è ciò che la rende vivibile.
La casa la puoi ristrutturare. Il vicino no.
Ma il modo in cui vi rispettate… quello sì, si può costruire.
ANDREA LEO
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