Settembre è il mese in cui tornano gli orari. Ricominciano le scuole, gli appuntamenti, lo sport dei figli, le riunioni, i treni presi al mattino e quella sensazione abbastanza familiare di dover incastrare tutto dentro giornate che sembrano improvvisamente più corte.
Durante l’estate molte cose appaiono meno importanti. Dieci minuti in più di macchina non cambiano la giornata, passare a prendere qualcuno dall’altra parte della città non è un problema e anche fare la spesa richiede un’organizzazione diversa. Poi arriva settembre e ci ricordiamo che la posizione di una casa non è soltanto un punto sulla mappa.
Me ne accorgo spesso parlando con chi cerca casa.
All’inizio le richieste sono quasi sempre molto concrete: tre camere, terrazzo, box, magari uno spazio per lavorare da casa. Poi, quando iniziamo a visitare gli immobili, entrano in gioco altre domande che sulla carta sembravano secondarie. Quanto ci vuole per arrivare a scuola? La stazione è comoda? Per accompagnare i figli devo prendere ogni volta la macchina? Posso fare qualcosa a piedi? E se torno tardi la sera, quanto è semplice rientrare?
Sono domande che finiscono per pesare molto più di quanto immaginiamo.
Una casa più grande può sembrare la scelta migliore, finché non ci si accorge che ogni giorno richiede quaranta minuti in più tra andata e ritorno. Un appartamento con una stanza in meno può sembrare un compromesso, ma se permette di muoversi meglio, avere i servizi vicini e recuperare tempo durante la settimana, quel compromesso cambia significato.
Il punto è che siamo abituati a valutare una casa in metri quadrati e in euro, mentre raramente la valutiamo in minuti.
Eppure il tempo è probabilmente una delle cose più preziose che una casa può regalarci.
Vivere vicino al lavoro non significa soltanto spendere meno in carburante. Può voler dire fare colazione con più calma, accompagnare un figlio a scuola senza partire con mezz’ora di anticipo, tornare a casa prima la sera oppure riuscire a fare una commissione a piedi senza trasformarla in un piccolo viaggio.
Questo aspetto, secondo me, è particolarmente interessante in una città come Novara.
Una delle qualità che spesso diamo per scontate è proprio la sua dimensione. Non è una città piccola, ma consente ancora di attraversare quartieri diversi in tempi ragionevoli e, scegliendo bene la zona in cui vivere, di costruire una quotidianità abbastanza comoda. Naturalmente non esiste una posizione perfetta per tutti: chi lavora a Milano guarda la distanza dalla stazione in modo diverso da chi si muove in auto, una famiglia con figli piccoli ha esigenze differenti rispetto a una coppia, mentre per una persona anziana la vicinanza ai servizi può diventare decisiva.
Per questo, quando accompagno qualcuno nella ricerca, cerco sempre di capire non soltanto che casa desidera, ma anche come vive.
Dove va ogni mattina? Quali sono gli spostamenti che fa più spesso? Quanto conta per lui poter uscire a piedi? Usa molto l’auto oppure preferisce non dipenderne? Sono domande semplici, ma possono cambiare completamente il tipo di immobile da cercare.
Durante una visita è naturale concentrarsi sugli spazi, sulla luce, sulle condizioni dell’appartamento. Solo dopo, a volte, ci si rende conto che sarà soprattutto la posizione a entrare ogni giorno nella nostra routine.
Naturalmente la distanza non è tutto. Ci sono case per cui vale la pena fare qualche chilometro in più e persone che preferiscono vivere fuori città proprio per avere silenzio, verde o spazi che in centro sarebbero difficili da trovare. Il punto non è stabilire una regola, ma essere consapevoli dello scambio che stiamo facendo.
Più metri quadrati in cambio di più tempo sulla strada. Una zona centrale in cambio di uno spazio esterno più piccolo. La comodità dei servizi contro una maggiore tranquillità.
Ogni scelta immobiliare contiene un compromesso, anche quando all’inizio non ce ne accorgiamo.
Forse settembre, proprio perché ci riporta dentro la vita vera dopo il ritmo più lento dell’estate, è un buon momento per pensarci.
Quando cerchiamo una nuova casa dovremmo continuare a chiedere quanto costa, quanti metri quadrati ha e in che condizioni si trova. Ma, insieme a queste domande, ne aggiungerei un’altra.
"Quanto dista, davvero, dalla vita che vogliamo fare?"
ANDREA LEO
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